Le banche e la crisi: necessità di nuove regoleIl comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria ha dato il via libera al nuovo Accordo Basilea3 per rafforzare il patrimonio delle banche ed evitare altre situazioni di crisi. Le banche italiane hanno da tempo condiviso la necessità di rinnovare il quadro di regole prudenziali per garantire una maggiore stabilità e per gestire al meglio i rischi. L’accordo interviene su quelli che sono ritenuti i requisiti chiave imposti alle banche nella loro attività , che vengono misurati dal rapporto tra patrimonio di vigilanza, ovvero i fondi su cui una banca può maggiormente contare in fase di necessità , rispetto al totale delle sue attività , ponderate per tener conto delle effettive caratteristiche di rischio. Esiste già , a tal proposito, l’obbligo per le banche di mantenere una quota di capitale come riserva. Tale riserva, durante la recente crisi, è stata insufficiente per diversi Istituti di credito. Da qui l’esigenza dell’Accordo, voluto dalle banche centrali, che imponga requisiti patrimoniali più severi per le banche, a cominciare da un rafforzamento della quota di capitale usata come riserva. Il pacchetto dei nuovi provvedimenti approvati con l’Accordo Basilea 3 fissa diverse regole che gli Istituti bancari dovranno rispettare. Requisiti patrimonialiIl rafforzamento dei requisiti patrimoniali sarà attuato, più precisamente, in due modi: | • | attraverso una ricomposizione dei requisiti patrimoniali verso strumenti di qualità più elevata; | | • | verrà richiesto alle banche di mantenere un cuscinetto («buffer») di capitale aggiuntivo sopra i minimi previsti. |
Nuovi livelli dei coefficienti determineranno un incremento qualitativo e quantitativo del patrimonio di vigilanza rispetto alla situazione attuale. In primo luogo, sarà potenziato il cosiddetto «Minimum Common Equity Capital Ratio» (patrimonio di qualità primaria, calcolato sommando capitale azionario e riserve), il cui indicatore patrimoniale passerà dall’attuale minimo del 2% al 3,5% nel 2013 e al 4,5% definitivo nel 2015. A questo, si aggiungerà un Capital Conservation Buffer, ovvero un «cuscinetto» di ulteriore capitalizzazione obbligatoria: si partirà da uno 0,625% da gennaio 2016, per arrivare a gennaio 2019 ad un definitivo 2,5%. In tutto, il capitale minimo di migliore qualità più il cuscinetto di conservazione del capitale dovranno raggiungere il 7% al 1º gennaio 2019. Inoltre, salirà anche il Tier 1, ovvero il patrimonio di base, che tiene conto di capitalizzazione, utili, riserve e cosiddetti strumenti ibridi, il quale dall’attuale 4% passerà al 4,5% nel 2013, per arrivare al definitivo 6% a partire dal 2015. Il requisito minimo per il patrimonio complessivo attualmente previsto, non cambierà e rimarrà all’8% in rapporto alle attività ponderate per il rischio. Con l’aggiunta del «cuscinetto», tale indicatore salirà al 10,5%. A tutt’oggi, mancano le disposizioni di dettaglio per definire il calcolo del patrimonio di vigilanza e non è ancora possibile valutare con precisione l’effettivo impatto dei nuovi standard, sia a livello macro che a livello di singolo Paese. A fronte dei potenziali benefici, che deriveranno da un maggior presidio della stabilità delle banche, non mancheranno impatti sull’economia reale. Da una prima analisi, si può rilevare come i requisiti previsti dall’Accordo siano più severi di quelli attualmente stabiliti. Per non compromettere la ripresa in corso, è prevista una certa gradualità , in modo da permettere alle banche di continuare ad assicurare i necessari flussi di credito. Una gradualità necessaria, inoltre, anche alle imprese, preoccupate di non riuscire a mantenere la normale operatività di credito. Entrata in vigorePer tali ragioni, è prevista un’entrata in vigore graduale dei minimi e dei buffer per la conservazione del capitale (al 2013 requisiti più bassi, poi innalzamento graduale; introduzione del «buffer» solo successivamente). Le regole sulle deduzioni dal patrimonio di vigilanza entreranno in vigore progressivamente, mentre, gli strumenti di capitale oggi ammessi verranno esclusi un po’’ per volta. Come effetto di questi meccanismi, i nuovi requisiti saranno a regime pienamente nel 2020 e gli strumenti non più misurabili nel patrimonio saranno completamente esclusi solo a partire dal 2023. Le banche, pertanto, avranno molto tempo per adeguarsi ai requisiti richiesti. tratto da Microsoft PMI. Sergio Passariello - Resp.Nazionale PMI Nuovo PSI-PDL |
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